-BREVE STORIA DEL CORPO MUSICALE DI FUSINE

Si riconosce col nome di banda, quel complesso di strumenti musicali a fiato e a percussioni, sviluppatosi soprattutto nel secolo scorso, in tutti i centri d’una certa importanza. L’etimologia, cioè l’origine di questo nome, dovrebbe derivare da quelle compagnie di soldati, chiamate appunto bande, che In altri tempi militavano sotto diverse bandiere. Appunto dalla bandiera, dal gotico “bandujan” si poteva riconoscere a quale sovrano queste schiere appartenessero.
Queste bande di soldati, oltre ai vessilli, avevano immancabili i tamburi ed altri strumenti musicali a fiato, che servivano come segnale di adunata, di riposo o di attacco.
Per capire queste cose, consiglierei il mio benevolo lettore a rileggersi il capitolo IV del volume IV della nostra storia. Colà troverà parecchie di queste bande che, temute, passarono dal nostro paese col rullio dei tamburi e con svariati strumenti musicali: addirittura un gruppo di “35 cavaglieri gallici” ospitati da noi nel 1636 veniva chiamato “un cornetta” dallo strumento che li guidava nella marcia. I nostri antenati fusinesi quindi, erano assuefatti a questi suoni o rumori, anche se allora erano sinonimo di guerra, paura e peste. In quel tempo c’era però anche altra musica che portava e porta invece gioia e felicità a tutti. Ricordo solo le melodie dolci o potenti dei grandiosi organi delle nostre chiese, i concerti solenni o chiacchierini dei sacri bronzi di tutti i campanili, le armonie polifoniche della messa solenne popolare che, con terze e quinte, fino a poco tempo fa, si cantava coralmente in ogni solennità religiosa; peccato che tale messa vociata a squarciagola da tutto il popoio, non sia stata registrata da qualcuno: è un altro pezzo della nostra religiosa civiltà che è andato distrutto. C’erano poi persone singole innamorate della musica suonata o cantata: riporto un solo esempio per il nostro paese. Alla fine del 1500 morì il notaio fusinese Giovanni Baraco: il notaio Pala (Ass. 30337 fu incaricato dal tribunale di stilare l’inventano della sua eredità. E’ stupefacente rivedere la biblioteca d’un notaio dell’epoca, formata da li-bri di Cicerone, Virgilio e Terenzio, ma su di ciò si parlerà altrove.
Orbene, tra i libri di retorica e di todesco vedo “quattro libri di Musiche” e, tra alabarde e bandiere, si accenna a “flauti n. 4”. Vuol dire che le nostre vecchie strade sentirono si il rullio lugubre dei tamburi guerreschi, ma anche il dolce suono del flauto e del danno, suonati da singoli privati amanti di musiche melodiose.
Ma veniamo alla nostra filarmonica fusinese, che sta compiendo in modo egregio il secolo di vita. Non si è potuto trovare ne l’anno, ne il mese preciso di fondazione: però è voce comune dei vecchi che la nostra banda sia sorta nel 1893. Questa data è suffragata dall’ultimo acconto di lire 300 dovuto per l’acquisto dei primi strumenti: acconto stanziato dal comune il 24 febbraio 1897.
Da quella sovvenzione sappiamo che gli strumenti furono acquistati da un certo Iro Bonzi, procuratore della casa musicale Sanbruna Camillo e che il sindaco Camozzi passò tale somma, in tre rate, a Gorini Carlo, primo cassiere della banda. Verosimile gli strumenti furono acquistati verso il 1895 od ai primi del 1896, dopo almeno due anni di solfeggio: la data del 1893, quindi, tornerebbe esatta da questo primo stanziamento 0che avvalora, ancora più, l’affermazione dei nostri vecchi. In seguito si riporterà uno stupendo articolo scritto da Plinio Vanini sul Corriere della Valtellina nel 1953: egli affermerebbe che il primo concerto fu tenuto a Fusine nel 1982; non saprei dove lo scrivente abbia attinto tale informazione, che contrasta con la tradizione. Ancor più strano mi sembra, se fosse vera questa ipotesi, che il pagamento de-gli strumenti avvenisse addirittura sei anni dopo, in un’epoca in cui i debiti si pagavano con un certa urgenza. E qui mi rifaccio ancora allo scritto del Plinio, dicendo che la nostra banda sorse per iniziativa del Sig. Claudio Camozzi, del Sig. Carlo Gonini e del maestro Pietro Sertori: essi erano, in quel tempo, tre persone notissime anche nei paesi vicini. Si pensi che il maestro Sertori fu fondatore e direttore della Società Magistrale Valtellinese, insieme al Gorini ed altri: questa scuola superiore sorse a San Pietro Berbenno (vedi “La Valtellina”) con statuto proprio il 22 luglio 1897.
Il signor Plinio ci riporta ancona i nomi dei primi bandisti e del primo maestro, il dottor Martinelli, il medico locale, che oltre a far impacchi e prescrivere pillole e decotti, conosceva la musica a fondo, tanto da comporre la prima marcetta suonata in piazza, fra l’applauso di tutti, e dedicata”A li macani de li Fusini”.
Fino a qualche tempo fa, alcuni spartiti di questa rarità musicale erano in circolazione: nonostante le ricerche non si è trovato nulla; a parziale conforto, di seguito, viene riportata un’altra marcia scritta da Antonio Corti, saltuario maestro della nostra banda, e dedicata, in quegli anni, alla “Sportiva Fosinese”. Il vero maestro però, e vorrei dire il padre fedele del nostro complesso, fu il simpatico Romanin, cioè il talamonese Giuseppe Pasina che seguì, dal sorgere fino al 1954, le vicende liete e tristi della nostra banda: più oltre, giustamente, si parlerà a lungo di lui. Eccolo nelle seguenti note de “La Valtellina” del 2 maggio 1900 mentre accompagna a piedi, da San Pietro ad Ardenno, la nostra banda già diventata “brava, volonterosa, ed instancabile”, tra prati fioriti, bandiere al vento e vocii di scolaresche di Caiolo, giù, giù, fino a Talamona.
Oppure pensiamolo, il nostro maestro, mentre accompagna con la banda il vescovo Alfonso Archi, sulle prime rampe verso Valmadre, tra saluti di popolo e sparo di mortaretti il 23 agosto 1910. (Corriere della Valtellina) E già che ci siamo, dirò che il vescovo, in quella visita pastorale a Valmadne, ascolterà per la prima volta il suono dell’organo, inaugurato un anno prima alla festa del Carmine. Il piccolo strumento fu ideato e costruito dal sac. Natale Fontana di Talamona.


BACK